Ad memoriam

In ricordo di Giorgio Maria Ferlini.

mercoledì 30 settembre 2015

Regole tipografiche



Una serie di regole tipografiche che ci torneranno sempre utili quando ci troveremo ad affrontare un testo (tratto da “Il manuale del grafico”, a cura di Giorgio Fioravanti, Zanichelli, Bologna, 1987).
Gli accenti
A, i, o, u: se accentate in fine di parola prendono l’accento grave (accadrà, così, però…);
e: se accentata in fine di parola prende l’accento acuto (perché, trentatré, poté, affinché…), tranne che per alcune eccezioni (è, caffè, cioè, tè, ahimè, ohimè, piè…);
la e prende l’accento grave anche alla fine di parole straniere (gilè, canapè, bignè…);
gli accenti sulle lettere maiuscole non devono essere ad apostrofo (È e non E’);
nelle lingue inglese e tedesco non esistono accenti, in quella spagnola esistono solo accenti acuti e in quella francese le lettere maiuscole non devono essere accentate.

L’uso del corsivo
Si scrivono in corsivo:
-          le parole o frasi da porre in particolare rilievo;
-          i vocaboli o modi stranieri che non abbiano valore di citazione;
-          i titoli di opere (salvo che facciano parte di un testo il cui titolo è già citato in corsivo);
-          le citazioni di verso fatte di seguito nel testo;
-          le parole straniere non di uso corrente fra coloro cui si rivolge il testo.

 I numeri
Prestare attenzione tra l’1 e la lettera elle (l), come pure lo 0 con la O;
fare attenzione a usare sempre la stessa grafia:
-          quando si usano i numeri romani, impiegarli sempre negli stessi casi o in casi analoghi;
-          nell’indicazione dei secoli che devono essere in numeri romani;
-          ai numeri romani non si aggiunge lo ° in esponente; quello va impiegato nei numeri arabi (IV secolo; IV° secolo. 25° anno; 25 anno).

I puntini di sospensione e il punto di abbreviazione
Nei tre puntini di sospensione è compreso anche il punto fermo. Inutile quindi aggiungerne un quarto.
Anche il punto di abbreviazione funge da punto fermo e non richiede il doppio punto (Il prezioso documento risale al 300 a.C.; Il prezioso documento risale al 300 a.C..).

Le parole straniere
Le parole straniere di uso corrente tra loro cui si rivolge il testo (“hardware” se il libro è di informatica; “layout” se è di pubblicità, ecc.) vanno composte in tondo (testo normale) e non prendono il plurale.
Le parole straniere non di uso corrente tra coloro cui si rivolge il testo vanno composte in corsivo.
Non sono considerate parole straniere i nomi propri (enti, società, associazioni, istituti, partiti, persone, località, ecc.) e le denominazioni ufficiali di atti, leggi, istituzioni. Vanno scritti quindi in tondo con la grafia originale (esempi: American Tobacco company, Magna Charta, University of California, ecc.).

L’uso delle virgolette
Si usano le virgolette italiane («…»):
  1. nelle citazioni nel testo (brani o parole di qualsiasi lingua o dialetto che abbiano valore di citazione);
  2. nei titoli di giornali, riviste, collezioni, enciclopedie, raccolte, album, ecc.;
  3. nei saggi ed altre opere che facciano parte di un testo il cui titolo è già citato in corsivo;
  4. nei nomi da distinguere (ma solo se strettamente necessario);
  5. nei termini tecnici (a seconda della trattazione dell’opera) di qualsiasi lingua.
Se nella citazione ne ricorre un’altra, questa sarà contrassegnata da virgolette inglesi (“… ” ).

Le iniziali maiuscole
Si scrivono con l’iniziale maiuscola:
  1. i nomi che indicano epoche, o avvenimenti, di grande importanza (il Quattrocento; la Rivoluzione francese, la Prima Guerra mondiale: l’aggettivazione sarà in minuscolo);
  2. i termini geografici nei casi in cui stanno ad indicare la regione geografica;
  3. i nomi composti (il nome comune avrà l’iniziale minuscola, il nome proprio quella maiuscola: il mar Mediterraneo, il lago di Garda, ecc.);
  4. gli appellativi ed i soprannomi;
  5. i nomi propri di enti, istituti, organizzazioni (il Mercato comune europeo, l’Associazione italiana ciechi, l’Accademia delle belle arti, la Croce rossa italiana: gli aggettivi e/o i sostantivi successivi al primo sono scritti con iniziale minuscola);
  6. i nomi di palazzi, teatri, locali pubblici (Palazzo Madama, Cappella Sistina, Basilica Palladiana).

E per finire…

-          SPAZIO sempre dopo il punto, la virgola, il puntoevirgola, due punti.
-          Non ci va lo spazio PRIMA DELLE PUNTEGGIATURE! (“…e così capii che, nonostante tutto, ecc.”)
-          L’uso del grassetto (“bold”, in inglese) non ha regole particolari. Va usato prevalentemente nei titoli.
-          L’uso del sottolineato (“underscore”, in inglese) anche qui non ha particolari regole. Va tuttavia usato con discrezione ed intelligenza.
-          L’uso del barrato (cioè questo) non va mai usato se non in occasioni molto rare.
-          L’uso invece del maiuscolo va ponderato in quanto equivale a “urlare” nella lingua parlata. Da usare nei titoli e negli inizi paragrafo.
-          Quando scriviamo un brano, non premiamo il tasto “invio” per andare a capo ad ogni riga: lo fa già automaticamente il programma di videoscrittura. Premiamolo solo quando terminiamo volutamente un pensiero e decidiamo di iniziarne uno nuovo.
-          Ricordiamoci inoltre della punteggiatura come lettura. La virgola ci fa prendere fiato, il punto un respiro completo, il punto esclamativo fa terminare la frase decisi, quello interrogativo la conclude domandando. E i tre puntini un respiro molto lungo…

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